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Incantesimi. Costumi del Teatro Alla Scala dagli anni Trenta a oggi

Palazzo Reale, Sala degli Arazzi

Entrando nella prima sala della mostra si ha la sensazione di trovarsi su un palcoscenico che poi si snoda per le altre quattro dell’esposizione. Si è soggiogati dai costumi che sprigionano una forza magnetica mentre in mezzo, sullo sfondo, appaiono nel grande video gli interpreti immortali dell’opera e del balletto, da Maria Callas a Renata Tebaldi, da Rudol’f Nureev a Carla Fracci, mentre le luci sembrano danzare, seguendo la musica sparendo e riapparendo su un altro costume e, rendendolo in quell’attimo l’interprete unico. I costumi esposti nella Sala degli Arazzi del Palazzo Reale di Milano sono 24, restaurati per l’occasione, e realizzati dalle firme più celebri nella storia del teatro. Luigi Sapelli, in arte Caramba, negli anni di Arturo Toscanini, Franco Zeffirelli genio dello spettacolo, Anna Anni, Piero Tosi, Gabriella Pascucci e Franca Squarciapino, Pier Luigi Pizzi, gli stilisti Gianni Versace per Robert Wilson, Karl Lagarfeld per Luca Ronconi, artisti che hanno sperimentato forme e materie nuove che solo la magia del palcoscenico può permettere.  I periodi storici sono così suddivisi: nella prima sala Dagli anni Trenta agli anni Sessanta va in scena la Tradizione: Alexandre e Nicola Benois, Lila De Nobili, Franco Zeffirelli e Pietro Tosi; a confronto Maria Callas e Renata Tebaldi. La seconda sala presenta i costumi Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta: Il costume storico e la ricerca, la danza: Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Nella terza sala Gli anni Ottanta: gli stilisti per Giorgio Strehler e Luca Ronconi. Nell’ultima sala, Dagli anni Novanta ai giorni nostri: abiti creati per regie, che vanno da Liliana Cavani a Robert Wilson; Robert Cassen Il balletto. La mostra prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e dall’Associazione Amici della Scala, è curata da Vittoria Crespi Morbio, storica della scenografia teatrale ed esperta dei rapporti tra arti figurative e teatro musicale. La studiosa ha prodotto numerosi saggi su questi argomenti. La mostra, che ha ottenuto la prestigiosa medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica e il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività Culturali e del Turismo della Regione Lombardia e della città Metropolitana di Milano, resterà aperta fino al 28 gennaio 2018.

www.palazzorealemilano.it

 

Gianfranco Ferré sotto un’altra luce

Gioielli e ornamenti

Gianfranco Ferré, architetto e grande sperimentatore, prima di diventare il famoso stilista che tutti conoscono, si era dedicato a studiare e reinventare i materiali. Soprattutto quelli considerati poveri, come paglia, rafia, legno, cuoio, rete da fonderia, rame, bronzo, resina, plexiglas e pasta di vetro, con cui creava gioielli. In questo modo, spiegava, dava al lusso un aspetto più stimolante e ricco di significati. Significati che assorbiva dal mondo intorno, dai viaggi. Che il suo sguardo acuto e attento catturava, elaborava e restituiva alla sua immensa creatività. La mostra, organizzata dalla Fondazione Gianfranco Ferré e Fondazione Torino Musei, esprime bene, con l’incanto dei gioielli esposti, questi concetti. Anche perché l’ideatore del progetto espositivo, l’architetto Franco Raggi, conosceva da sempre Ferré, le sue passioni, i suoi eccessi, il suo amore per determinati materiali. E ne ha tenuto conto in modo puntuale. Per esempio, le catene che legano le gabbie contenitrici sono state arrugginite, perché a Ferré la ruggine piaceva. I gioielli, o meglio gli ornamenti, sono nella Sala del Senato di Palazzo Madama e dall’alto le sculture bianche nascondono i ricordi delle prime storiche sedute dopo l’Unità d’Italia. “C’è qualcosa di inesprimibile e di irriducibile nella passione di tutte le culture del mondo per le pietre luminose e per il brillio delle sfaccettature, una congiunzione tra finito ed infinito, in un dialogo tra materie che raccolgono ed emettono luce e vibrazioni, contenitori di leggende, di incontri sentimentali e di racconti”, ha scritto Il curatore Francesca Alfano Miglietti nell’interessante commento per spiegare una così complessa e straordinaria creatività. E ha aggiunto: “Entrando in questa Sala era come se Gianfranco Ferré fosse lì tra noi e questo chi lo ha conosciuto l’ha sentito sicuramente”.

www.palazzomadamatorino.it

www.fondazionegianfrancoferre.com

India sulle vie dell’Illuminazione

L’Altrove mitico dell’India nella cultura occidentale

Il LAC di Lugano è un centro culturale progettato per far interagire tutte le arti sia visive che sceniche, dalla musica al teatro.
Questa ampia filosofia ha permesso di realizzare il progetto, appena presentato, dedicato alle innumerevoli sfaccettature della cultura indiana. Il programma terminerà nel gennaio 2018 e comprenderà una mostra, musica, danza, cinema, yoga e ayurvedica, poesia e conferenze. Queste molteplici arti saranno presenti ai massimi livelli, il cinema a cura di Marco Muller, per anni direttore artistico del Festival di Venezia, la danza interpretata da Shantala Shivalingappa, ballerina indiana con vasta esperienza di collaborazione con Pina Baush; per la musica ci sarà il grande interprete del sitar Nishat Khan, che fa nascere dal suono di questo strumento l’armonia dell’anima.
Il tema della mostra è la fascinazione dell’India sulle espressioni artistiche occidentali dal 1808 al 2017, narrata attraverso 400 opere, tra cui sculture e installazioni, dipinti e disegni, fotografie e libri, poster e video. Tra i primi intellettuali e artisti occidentali a appassionarsi all’india, forse in concomitanza con l’espansionismo britannico, furono i vedutisti inglesi tra Sette e Ottocento. Seguirono, a metà Ottocento, i grandi pittori orientalisti e, con la nascita della fotografia, fotografi e scrittori come Emilio Salgari vi trassero ispirazione per i loro avventurosi romanzi. La mostra, curata da Elio Schenini, offre tutti questi passaggi, ispirazioni ed emozioni e, a seconda del proprio vissuto, anche di più.

Testo e foto Giovanna Dal Magro

www.india.laclugano.ch

Legati da una Cintola

L’Assunta di Bernardino Daddi e l’identità di una città

Prato, antica città a pochi km da Firenze, è conosciuta internazionalmente come una delle capitali tessili europee. A Prato leggenda, storia, cultura, fede e commercio hanno tramandato il racconto tratto da un testo apocrifo del V-VI secolo della Cintola della Vergine Maria, ora custodita quale reliquia nella Cappella del Duomo della città.  Secondo tale scritto la Madonna consegnò a san Tommaso la sua cintola prima di essere assunta in cielo e nel 1141 un mercante pratese, di nome Michele, la recuperò e la portò a Prato. Tale mistica narrazione nel Due e Trecento diede spunto e ispirazione agli artisti pratesi per varie opere pittoriche.
L’Amministrazione e la città di Prato, con l’orgoglio e la consapevolezza dell’unicità di una tematica così speciale e preziosa, hanno dato vita ad una splendida mostra dal titolo “Legati da una Cintola”, che coincide con l’inaugurazione del restaurato Monte de’ Pegni, area del Pretorio destinata ad esposizioni temporanee dove si conferma l’impegno per un Museo della Storia della Città. La rassegna rimarrà aperta fino al prossimo 14 gennaio 2018.
I curatori, Andrea De Marchi e Cristina Gnomi Mavarelli, hanno suddiviso in 7 sezioni i preziosi contenuti , che sono: Da Cabestany a Prato: genesi di un tema (1160-1337), La pala pratese di Bernardo Daddi restituita (Firenze 1290-1348), Bernardo Daddi narratore (1290-1348), La Sacra Cintola e le cinte profane (Pisa 1258-1284), L’Assunta e la Cintola: varianti nel Trecento toscano 1373-1452, L’Assunta e la Cintola: la tradizione seguente (1406-1469), Il culto e l’ostensione della Sacra Cintola a Prato e in Toscana (1604-1661).
La Cappella che custodisce gli 87 centimetri di broccato con cui venne cinto il ventre di Maria ha una cancellata di ferro battuto di Maso di Bartolomeo, risalente al 1442, e che ne impedisce normalmente l’accesso.

www.palazzopretorio.prato.it

La Città Proibita a Monte Carlo

La vita alla corte degli imperatori
e delle imperatrici della Cina

Affacciato sul mare, il Grimaldi Forum Monaco è un importante centro congressi internazionale di 4.000 metri quadri e tutti gli anni, nel periodo estivo, programma una mostra tematica di grande valenza artistica e culturale, sempre supportata dagli specialisti scientifici più qualificati. L’estate del 2017, dal 14 luglio al 10 settembre, sarà dedicata all’ultima dinastia imperiale cinese, la dinastia Qing (1644-1911), per la celebrazione della sua magnificenza e grandiosità. “La Città Proibita a Monaco. La Vita alla corte degli imperatori e delle imperatrici della Cina”, è il risultato della collaborazione tra i curatori Jean-Paul Desroches e Wang Yuegong e presenta una selezione di oltre 250 oggetti straordinariamente preziosi, provenienti dall’antico palazzo degli imperatori cinesi, insieme ad altri prestati da varie collezioni come il Musée Cernuschi e Musée du Louvre di Parigi, V&A – Victoria and Albert Museum di Londra, Musée Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles e Sachkler Gallery di Washington.

Il percorso della mostra è stato concepito come se si visitasse il Palazzo della Città Proibita e, sala dopo sala, si arrivasse ai giardini entrando nella segreta intimità della corte e svelando suggestioni e segreti. La mostra inizia dalla storia dell’Esercito dei Manciù e delle Otto Bandiere che, dal 1620, conquistarono parte della Cina. Prosegue poi con Cielo-Terra-Uomini, ruotando attorno alle figure degli Imperatori, mentre altre due sale sono dedicate al Cielo, quindi appare la Città Proibita, “Città Palazzo” con la sala del Trono e la sala degli imperatori e delle imperatrici, insieme alle arti che si sviluppavano nelle stanze, infine la parte dedicata al Tempio con evocazioni della religiosità. Uscendo si accederà al giardino, ultima sezione della mostra, che comprenderà anche il giardino intimo dell’imperatrice Cixi, con una serie di fotografie scattate dal nipote nel 1904.

www.grimaldiforum.com

Manet e la Parigi moderna

A Palazzo Reale un viaggio nella Parigi Dell’Ottocento

Palazzo Reale ospita una grande mostra per rivivere, attraverso la pittura di Manet, Monet, Renoir, Degas e altri Impressionisti, la magia della “Ville Lumière”. Questi maestri, che rivoluzionarono l’arte della loro epoca, trasferirono sulle tele la potenza della luce di Parigi lungo la Senna che la riflette, e dei pittoreschi dintorni della capitale fino alla Normandia.

Claude Monet, caposcuola dell’Impressionismo, che si chiamò così dal titolo di un suo quadro “Impression soleil levant”, aveva il suo regno nel giardino delle ninfee -suo fiore-ossessione. Un dipinto di Edouard Manet, in mostra a Milano, dal titolo “Chiaro di luna sul porto di Boulogne”, ha uno squarcio di luminosità intensissimo nel buio della notte.  Meno conosciuti sono meravigliosi quadri dello stesso artista, che ritraggono interni borghesi alla moda, salotti con eleganti dame morbidamente adagiate sui canapè, e i caffè, i cabaret, le Folies-Bergères, in un reportage quasi fotografico della vita nella capitale.

Questa mostra, che è stata presentata a Milano da Atout France Italia, dal Comitato Regionale per il Turismo Parigi-Ile de France, dal Comune di Milano e da Palazzo Reale, rimarrà aperta fino al 2 luglio 2017.

www.france.fr

La Costa Azzurra e i suoi giardini

Il risveglio dei sensi

Il primo giardino creato in Francia, tuttora esistente, risale al 1546 ed è opera dei Francescani che si stabilirono a Nizza. Oggi i giardini visitabili in Costa Azzurra sono ben ottanta. Alla fine del 1800 Gustave Thuret piantò le prime palme e i primi alberi di mimosa. A Cannes sembra sia stata piantata la prima acacia. Nizza organizzò il primo Corteo fiorito e il Carnevale. E sempre a Nizza si aprirono le prime scuole di orticoltura. Agli inizi del 1900 la Francia classificò i giardini come monumenti storici. Pierre-Auguste Renoir ebbe un colpo di fulmine per gli ulivi del Domaine des Collettes e andò ad abitare a Cagne sur-Mer. In quel tempo incominciarono i lavori per i giardini di Villa Ephrussi de Rothschild a St. Jean-Cap-Ferrat. Negli anni ’20 venne creato il famoso profumo Chanel n. 5 e poco dopo a Grasse nacquero i giardini per piante da profumo. Nei decenni successivi ci fu un susseguirsi di creazioni, itinerari, feste, associazioni, tra cui ultimo nel 2017 il Festival dei Giardini della Costa Azzurra. Qui ogni due anni verranno presentate installazioni, proposte e progetti di famosi paesaggisti come Jean Must. Alla prima edizione hanno partecipato  Antibes Juan-les-Pins, Cannes, Grasse, Mentone e Nizza.

www.cotedazur-tourisme.com

www.france.fr

Luci di Francia

Rendez-vous en France 2017

Luce, parola magica che Atout France ha fatto diventare il motivo conduttore della nuova edizione della rivista Rendez-Vous en France 2017.Luce come messaggio positivo per il futuro e antagonista del buio che ha contraddistinto tristemente il passato recente. La Francia ha avuto artisti che hanno rivoluzionato la pittura del secolo scorso proprio partendo dall’osservazione della luce sui suoi paesaggi magici, ha dato i natali ai fratelli Lumière che attraverso la luce hanno inventato il cinema, e ai giorni nostri regala feste e festival della luce sulle facciate di case, castelli, ponti e cattedrali gotiche. Buona luce e buona Francia.

It.france.fr/magazine-francia

www.france.it

A Palazzo Te a Mantova Giorgio Morandi e Tacita Dean

Semplice come tutta la mia vita

I pittori della prima metà del ‘900 cercarono spasmodicamente vedute di paesaggi nelle diverse situazioni e dai diversi effetti che la luce del sole produceva e alcuni Impressionisti dipinsero lo stesso soggetto più di una volta. Si potrebbe definire Giorgio Morandi controcorrente e artista con un rigore e ordine mentale matematico; guardando i suoi quadri a olio, le sue acqueforti, i suoi acquerelli e i suoi disegni a matita lo si potrebbe paragonare a un fotografo di still life quando allestisce il set da ripresa e la precisione millimetrale degli oggetti diventa quasi maniacale. La mostra che il Centro Internazionale d’Arte e Cultura di Palazzo Te a Mantova si apre con una gigantografia dello studio di Bologna di Giorgio Morandi dove, in modo ordinato e semplice, sono sistemati oltre a i pennelli, gli adorati modelli delle sue nature morte, bottiglie, lumi, caffettiere, tazze, porcellane, vetri e si riesce a percepire quell’intimità che si crea tra un artista e i suoi modelli vivi o morti che siano e in Morandi questo sentimento era così marcato da fargli dire “La mia infanzia è semplice come tutta la mia vita, informata da un gran desiderio di star solo e di non essere seccato da nessuno ” . La mostra è allestita nelle Fruttiere dello splendido Palazzo Te, ricco di spettacolari affreschi e stucchi che incantano ogni volta che si guardano, e si intitola Giorgio Morandi e Tacita Dean – Semplice come tutta la mia vita e rimarrà aperta fino al 4 giugno 2017. L’intuizione estetica dei curatori ha voluto esporre i dipinti di Morandi con i lavori di Tacita Dean, artista contemporanea che ha indagato con moderne tecnologie il lavoro di molti artisti famosi traducendo la ricerca in proiezioni di dettagli che a volte si trasformano in astrazione a sé stante.

www.centropalazzote.it #mostraMorandiDean

La flotta perduta di Kubilai Khan

Alla Fondazione Luciana Matalon
mostra della spedizione archeologica
fino all’1 Aprile 2017

L’Italia vanta innumerevoli eccellenze, dalla moda al design, dalla cucina ai vini, ma la più importante è sicuramente quella relativa a persone straordinarie che si distinguono in vari campi intellettuali e artistici. Una di queste persone è l’archeologo subacqueo Daniele Petrella, Presidente dell’IRIAE, che ha ideato e diretto una spedizione fantastica, con la collaborazione del fotogiornalista Marco Merola e altri collaboratori ha riportato alla luce dopo ben sette secoli la maestosa flotta che, agli ordini di Kubilai Kahn, nipote del terribile Gengis Kahn, tentò l’invasione del Giappone. La flotta era composta da circa mille imbarcazioni con a bordo quarantamila uomini e pur trattandosi di navi di tipo fluviale arrivò fino all’isola di Takashima nel Mar del Giappone ma qui un terribile tifone fermò l’invasione e la conquista. I giapponesi battezzarono questo provvidenziale tifone col nome di Kamikaze cioè vento divino ed ebbero la convinzione di essere stati i prescelti dalle divinità. La spedizione archeologica dell’IRIAE (International Research Institute for Archaeology and Ethnology) realizzata in collaborazione con l’ARIUA (Asian Research Institute for Underwater Archaeology), che è stata anche sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri, ha permesso di scrivere una pagina importantissima di storia svelando uno dei dieci grandi misteri dell’archeologia. In mostra 36 foto di Marco Merola e David Hogsholt con le fasi della spedizione e di alcuni importanti reperti. Imperdibili le due conferenze alla Fondazione Luciana Matalon, la prima il 9 marzo alle 19 di Marco Merola dal titolo “Live from Takashima“, Mille e una storia dal Giappone profondo, inseguendo il mito di Kubilai e la seconda e il 16 marzo alle 19 tenuta dall’archeologo Daniele Petrella “Kubilai e la sua armata, dal mito alla storia grazie agli archeologi italiani”. La Fondazione Matalon, situata accanto al Castello Sforzesco, oltre alla parte museale che garantisce la continuità spazio temporale all’opera di Luciana Matalon, è uno spazio crocevia internazionale di nuove idee, suggerisce e stimola l’interesse per la cultura e testimonia il valore della stessa al di fuori di mode e tendenze momentanee.