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La Costa Azzurra e i suoi giardini

Il risveglio dei sensi

Il primo giardino creato in Francia, tuttora esistente, risale al 1546 ed è opera dei Francescani che si stabilirono a Nizza. Oggi i giardini visitabili in Costa Azzurra sono ben ottanta. Alla fine del 1800 Gustave Thuret piantò le prime palme e i primi alberi di mimosa. A Cannes sembra sia stata piantata la prima acacia. Nizza organizzò il primo Corteo fiorito e il Carnevale. E sempre a Nizza si aprirono le prime scuole di orticoltura. Agli inizi del 1900 la Francia classificò i giardini come monumenti storici. Pierre-Auguste Renoir ebbe un colpo di fulmine per gli ulivi del Domaine des Collettes e andò ad abitare a Cagne sur-Mer. In quel tempo incominciarono i lavori per i giardini di Villa Ephrussi de Rothschild a St. Jean-Cap-Ferrat. Negli anni ’20 venne creato il famoso profumo Chanel n. 5 e poco dopo a Grasse nacquero i giardini per piante da profumo. Nei decenni successivi ci fu un susseguirsi di creazioni, itinerari, feste, associazioni, tra cui ultimo nel 2017 il Festival dei Giardini della Costa Azzurra. Qui ogni due anni verranno presentate installazioni, proposte e progetti di famosi paesaggisti come Jean Must. Alla prima edizione hanno partecipato  Antibes Juan-les-Pins, Cannes, Grasse, Mentone e Nizza.

www.cotedazur-tourisme.com

www.france.fr

Luci di Francia

Rendez-vous en France 2017

Luce, parola magica che Atout France ha fatto diventare il motivo conduttore della nuova edizione della rivista Rendez-Vous en France 2017.Luce come messaggio positivo per il futuro e antagonista del buio che ha contraddistinto tristemente il passato recente. La Francia ha avuto artisti che hanno rivoluzionato la pittura del secolo scorso proprio partendo dall’osservazione della luce sui suoi paesaggi magici, ha dato i natali ai fratelli Lumière che attraverso la luce hanno inventato il cinema, e ai giorni nostri regala feste e festival della luce sulle facciate di case, castelli, ponti e cattedrali gotiche. Buona luce e buona Francia.

It.france.fr/magazine-francia

www.france.it

A Palazzo Te a Mantova Giorgio Morandi e Tacita Dean

Semplice come tutta la mia vita

I pittori della prima metà del ‘900 cercarono spasmodicamente vedute di paesaggi nelle diverse situazioni e dai diversi effetti che la luce del sole produceva e alcuni Impressionisti dipinsero lo stesso soggetto più di una volta. Si potrebbe definire Giorgio Morandi controcorrente e artista con un rigore e ordine mentale matematico; guardando i suoi quadri a olio, le sue acqueforti, i suoi acquerelli e i suoi disegni a matita lo si potrebbe paragonare a un fotografo di still life quando allestisce il set da ripresa e la precisione millimetrale degli oggetti diventa quasi maniacale. La mostra che il Centro Internazionale d’Arte e Cultura di Palazzo Te a Mantova si apre con una gigantografia dello studio di Bologna di Giorgio Morandi dove, in modo ordinato e semplice, sono sistemati oltre a i pennelli, gli adorati modelli delle sue nature morte, bottiglie, lumi, caffettiere, tazze, porcellane, vetri e si riesce a percepire quell’intimità che si crea tra un artista e i suoi modelli vivi o morti che siano e in Morandi questo sentimento era così marcato da fargli dire “La mia infanzia è semplice come tutta la mia vita, informata da un gran desiderio di star solo e di non essere seccato da nessuno ” . La mostra è allestita nelle Fruttiere dello splendido Palazzo Te, ricco di spettacolari affreschi e stucchi che incantano ogni volta che si guardano, e si intitola Giorgio Morandi e Tacita Dean – Semplice come tutta la mia vita e rimarrà aperta fino al 4 giugno 2017. L’intuizione estetica dei curatori ha voluto esporre i dipinti di Morandi con i lavori di Tacita Dean, artista contemporanea che ha indagato con moderne tecnologie il lavoro di molti artisti famosi traducendo la ricerca in proiezioni di dettagli che a volte si trasformano in astrazione a sé stante.

www.centropalazzote.it #mostraMorandiDean

La flotta perduta di Kubilai Khan

Alla Fondazione Luciana Matalon
mostra della spedizione archeologica
fino all’1 Aprile 2017

L’Italia vanta innumerevoli eccellenze, dalla moda al design, dalla cucina ai vini, ma la più importante è sicuramente quella relativa a persone straordinarie che si distinguono in vari campi intellettuali e artistici. Una di queste persone è l’archeologo subacqueo Daniele Petrella, Presidente dell’IRIAE, che ha ideato e diretto una spedizione fantastica, con la collaborazione del fotogiornalista Marco Merola e altri collaboratori ha riportato alla luce dopo ben sette secoli la maestosa flotta che, agli ordini di Kubilai Kahn, nipote del terribile Gengis Kahn, tentò l’invasione del Giappone. La flotta era composta da circa mille imbarcazioni con a bordo quarantamila uomini e pur trattandosi di navi di tipo fluviale arrivò fino all’isola di Takashima nel Mar del Giappone ma qui un terribile tifone fermò l’invasione e la conquista. I giapponesi battezzarono questo provvidenziale tifone col nome di Kamikaze cioè vento divino ed ebbero la convinzione di essere stati i prescelti dalle divinità. La spedizione archeologica dell’IRIAE (International Research Institute for Archaeology and Ethnology) realizzata in collaborazione con l’ARIUA (Asian Research Institute for Underwater Archaeology), che è stata anche sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri, ha permesso di scrivere una pagina importantissima di storia svelando uno dei dieci grandi misteri dell’archeologia. In mostra 36 foto di Marco Merola e David Hogsholt con le fasi della spedizione e di alcuni importanti reperti. Imperdibili le due conferenze alla Fondazione Luciana Matalon, la prima il 9 marzo alle 19 di Marco Merola dal titolo “Live from Takashima“, Mille e una storia dal Giappone profondo, inseguendo il mito di Kubilai e la seconda e il 16 marzo alle 19 tenuta dall’archeologo Daniele Petrella “Kubilai e la sua armata, dal mito alla storia grazie agli archeologi italiani”. La Fondazione Matalon, situata accanto al Castello Sforzesco, oltre alla parte museale che garantisce la continuità spazio temporale all’opera di Luciana Matalon, è uno spazio crocevia internazionale di nuove idee, suggerisce e stimola l’interesse per la cultura e testimonia il valore della stessa al di fuori di mode e tendenze momentanee.

Meret Oppenheim

Opere in dialogo da Max Erns
a Mona Hatoum

A cura di Guido Comis e Maria Giuseppina Di Monte fino al 28 maggio 2017 il Museo d’arte della Svizzera italiana presenta la mostra “Meretb Oppenheim. Opere in dialogo da Max Ernst a Mona Hatoum” dedicata a una delle artiste più celebri del Novecento, qui presentata accanto ai maggiori esponenti del movimento dada e surrealista. Meret Elisabeth Oppenheim nasce a Berlino nel 1913 da madre svizzera e padre tedesco.  In Svizzera crescerà con una nonna scrittrice e illustratrice di libri per bambini. Nonna Lisa Wenger determinò la formazione di Meret dal punto di vista artistico e instillò in lei l’importanza il diritto delle donne alla loro indipendenza.   A diciott’anni si trasferì a Parigi ed entrò in contatto con artisti e scrittori surrealisti iniziando un percorso di mostre prima con Giacometti , poi con Max Ernst e Jean Arp e nel 1934 posò nuda per le magnifiche foto che scattò Man Ray.  In un mondo maschilista Meret dichiarò di sentire gravare pesantemente sulle sue spalle millenni di discriminazione. Gli anni successivi furono testimoni di mostre importanti in Sedi internazionali del gruppo surrealista da Parigi, a Basilea e New York.  Scrive un soggetto per un film che non verrà mai girato, disegna maschere e costumi per una pièce teatrale di Pablo Picasso e nel 1959 organizza quella che chiameremmo oggi una performance intitolata in Banchetto di primavera servito sul corpo di una donna nuda che replicherà su richiesta di Breton a Parigi.   La prima importante retrospettiva dedicata a Meret Oppenheim si terrà nel 1967 al Moderna Museet di Stoccolma cui ne seguiranno altre a Vienna, Berlino e Lille nel 2013/14 e,  ultimo riconoscimento internazionale, questa mostra straordinaria al MASI Lugano.

© Giovanna Dal Magro

Fausta Squatriti – Se il mondo fosse quadro saprei dove andare

Triennale 10/2- al 5/3

Gallerie d’Italia 10/2 -2/4
Nuova Galleria Morone 10/2-2/4

A cura di Elisabetta Longari che scrive: Triennale di Milano, una selezione di venti opere ripercorre la ricerca dell’artista dai lavori di esordio – ancora sedicenne – fino ai recentissimi polittici polimaterici; alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala, co-curatela di Francesco Tedeschi, prendendo spunto dalle opere di Fausta Squatriti nella collezione Intesa Sanpaolo sono esposte alcune grandi sculture nere realizzate tra il 1972 e il 1985 e un nucleo di lavori degli anni’ Ottanta mai esposti in Italia, a sintesi della sua ricerca sulla fisiologia del quadrato; alla Nuova Galleria Morone, con la co-curatela di Susanne Capolongo, una ventina di sculture degli anni Sessanta, anch’esse inedite in Italia, connotate da una vivace componente cromatica. Ognuna delle tre mostre è un unicum, legata alle altre da un filo conduttore che connette tra loro le opere realizzate in diversi periodi dall’artista durante la sua articolata ricerca, a partire dal 1957 fino al 2017.

© Giovanna Dal Magro

Il nuovo spot di Fernet Branca presentato da Fratelli Branca Distillerie

La Fratelli Branca Distillerie è un’affermata realtà imprenditoriale italiana operante nel settore spirits.

Fondata 172 anni fa a Milano, l’azienda è da sempre controllata e guidata dalla famiglia Branca, oggi giunta alla quinta generazione sotto la guida del Presidente e AD Niccolò Branca. L’evoluzione dell’azienda ha inizio con la creazione nel 1845, da parte di Bernardino Branca, dell’amaro diventato famoso in tutto il mondo: il Fernet-Branca, la cui formula unica e segreta è rimasta immutata nel tempo. Qualità e innovazione nel rispetto della tradizione hanno contraddistinto da sempre la crescita aziendale, che da Fernet-Branca è passata attraverso altri prodotti “storici” dell’azienda come Stravecchio Branca e Brancamenta, sino all’ampliamento del portafoglio prodotti, che ora vede tra i principali brand: Fernet-Branca, Brancamenta, Stravecchio Branca, Caffè Borghetti, Grappa Candolini, Grappa Sensèa, Punt e Mes, Carpano Classico, Bianco e Dry, Antica Formula, Sambuca Borghetti, il distillato premium Magnamater, la vodka Sernova, i vini Chianti Classici Villa Branca e spumante Bellarco. Fratelli Branca Distillerie distribuisce in Italia anche i prestigiosi brand del gruppo francese Rémy-Cointreau, la Tequila Sierra del gruppo tedesco Borco e lo champagne Tsarine, di Chanoine Frères.

Un amaro e le sue 27 erbe: il viaggio verso l’inimitabile inizia da qui. Dall’8 febbraio sarà on air il nuovo spot di Fernet-Branca, l’amaro per eccellenza che fin dalla sua nascita nel 1845 viene prodotto secondo la ricetta originale. La nuova campagna 2017 – un esempio di maestria cinematografica – dà risalto ai valori di un prodotto dalle caratteristiche uniche: spettacolo per gli occhi, prima che per il palato. Il fotografo Martin Wonnacott ha fissato l’istante dell’esplosione delle erbe ingredienti del Fernet Branca. Ci sarà anche un ritorno alla pubblicità radiofonica in “3 sorsi” scandita in tre diversi momenti. La pubblicità per un prodotto così unico e inimitabile non può che esserne all’altezza per la creatività il gusto e l’estetica grazie anche all’ intensa collaborazione di Branca.

www.branca.it

© Giovanna Dal Magro

© Martin Wonnacott (Foto pubblicitaria)

Due artisti alla Fondazione Prada

Due temi sull’ambiente

Fondazione Prada presenta dal 9 febbraio nella sede di Milano “Slight Agitation 2/4: Pamela Rosenkranz”, il secondo capitolo del progetto espositivo composto da quattro commissioni site-specific che si succedono all’interno della Cisterna e “Extinct in the Wild”, a cura di Michael Wang, negli spazi della galleria Nord.

SLIGHT AGITATION 2/4:
PAMELA ROSENKRANZ

(9 febbraio – 14 maggio 2017)

Curato dal Thought Council della il lavoro di Pamela Rosenkranz esplora le modalità attraverso le quali i processi fisici e biologici influenzano l’arte. La sua nuova installazione per “Slight Agitation“, dal titolo Infection, si basa sull’azione di un parassita attivo a livello neurologico, che colpirebbe circa il 30% della popolazione mondiale. Un’imponente montagna di sabbia è realizzata all’interno dei vasti spazi della Cisterna, creando un confronto con la sua architettura industriale. Il materiale naturale è intriso di una fragranza ottenuta da feromoni di gatto ricreati in laboratorio, capaci di attivare specifiche reazioni di attrazione e repulsione a livello biologico e di influenzare in maniera subconscia il movimento dei visitatori. Una luce verde RGB illumina dall’alto questa enorme massa alterata chimicamente e ne fa evaporare lentamente il profumo.

EXTINCT IN THE WILD

(9 febbraio – 9 aprile 2017)

“Extinct in the Wild”, concepito dall’artista americano Michael Wang (1981), riunisce ed espone all’interno di un habitat artificiale varie specie di flora e fauna non più esistenti in natura, ma che sono coltivate o sopravvivono solo in cattività. Indicati con la dicitura ufficiale “extinct in the wild” (estinto in natura), questi organismi dimostrano l’abbandono forzato di alcune specie del mondo naturale per accedere a quello costruito dall’uomo. Nel progetto “Extinct in the Wild” elementi naturali come piante e animali sono inoltre trasferiti in un contesto espositivo e culturale. In un’epoca caratterizzata dalla nozione di estinzione, queste dislocazioni non rappresentano soltanto delle scelte estetiche, ma costituiscono delle vere e proprie strategie di sopravvivenza.
Michael Wang ha concepito per gli spazi della galleria Nord una mostra costituita da tre strutture in vetro e alluminio con luci artificiali per esporre specie estinte in natura e da una selezione di fotografie realizzate dal 2014 a oggi che ritraggono diverse specie di flora e fauna e gli habitat originali in cui vivevano prima della loro estinzione in natura.

© Giovanna Dal Magro

Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Palazzo Reale di Milano
fino al 29 gennaio 2017

200 silografie policrome e libri illustrati provenienti dalla collezione del Honolulu Museum of Art offrono uno spaccato di tutti gli aspetti della vita in Giappone tra il XVIII e XIX secolo.

Leggende, paesaggi, cascate, neve, pioggia, sole nascente, ponti, quartieri di Edo, di Kyoto, temporali, fioriture primaverili, pescatori, spostamenti di contadini, animali fiabeschi, lavori manuali, artigiani all’opera, luoghi di piacere, volti e figure femminili di un’eleganza eterea e onde del mare tra cui la famosissima Grande Onda.

I tre magici artisti, Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige e Kitagawa Utamaro, appartenenti all’ukiyoe,  genere di stampa artistica giapponese su carta impressa con matrici di legno, fiorita nel periodo Edo, hanno influenzato scuole, pittori e fotografi sia in Giappone che in Europa con la loro speciale interpretazione dei momenti della vita più salienti.

L’immagine del Giappone che arrivò nel mondo artistico europeo, soprattutto a Parigi, riuscì a trasformare e rivoluzionare la modalità pittorica anche degli Impressionisti.

Il percorso della mostra si articola in 5 sezioni: paesaggi e luoghi celebri, tradizioni letterarie e vedute, rivali di “natura”, cioè stessi soggetti interpretati da Hokusai e Hiroshige, e bellezza e sensualità di Utamaro. Molti soggetti sono ricorrenti e inducevano gli altri artisti a cimentarsi proprio sullo stesso argomento come ad esempio 36 vedute del Monte Fuji di Hokusai nel 1830 e ancora 36 vedute del Monte Fuji nel 1852 di Hiroshige.

www.hokusaimilano.it

Catalogo di Skira

 

Sigmar Polke in mostra a Venezia

A Palazzo Grassi l’arte fuori dal comune

Palazzo Grassi celebra il decennale della sua riapertura dovuta a François Pinault con una mostra che presenta le opere di Sigmar Polke dopo 30 anni dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia che gli valse il Leone d’Oro.
Dal 17 aprile al 6 novembre 2016 si potrà visitare questa grande retrospettiva curata da Elena Geuna e Guy Tosatto che nel catalogo analizzano la non immediata evidenza di un grande artista.

Geniale nella sua immensa sperimentazione con materiali di ogni genere a volte pericolosamente tossici per l’esaltazione di un’alchimia esplosiva e inquietante. Una delle sale più spettacolari è quella con quattro opere ispirate a Ermete Trismegisto il leggendario filosofo cui si attribuisce la nascita della corrente filosofica chiamata ermetismo.
Nell’atrio del Palazzo Grassi il ciclo monumentale di sette dipinti esposto alla Biennale nel 2007 che evoca l’etereo confine tra visibile e invisibile, pensiero e percezione. In altre sale questa feroce concettualità cede il posto all’assurdo e all’ironia come un capanno di legno da giardino costellato da patate o un indiano e la sua aquila su un fondo metallizzato con vernice spray.
Tra questi estremi Polke non ha dimenticato la Storia con opere degli Anni Ottanta incentrate su temi riguardanti le forze dell’ordine e sulle frontiere e sui campi di concentramento e sulle guerre fratricide della ex Jugoslavia. Altri quadri hanno per soggetto la Rivoluzione francese e tutti questi temi sono svolti con tecniche straordinarie e sempre diverse.

Citerò una frase molto significativa di Elena Geuna “Sigmar Polke è un artista onnivoro che traduce nelle opere il proprio interesse enciclopedico e l’eclettismo iconografico delle sue fonti, non indicando nessuna predilezione verso una determinata tipologia. La sua arte ci conduce verso un universo parallelo in cui una moltitudine di immagini e di riferimenti a eventi noti del nostro mondo si compenetrano per generare nuovi significati”.