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La flotta perduta di Kubilai Khan

Alla Fondazione Luciana Matalon
mostra della spedizione archeologica
fino all’1 Aprile 2017

L’Italia vanta innumerevoli eccellenze, dalla moda al design, dalla cucina ai vini, ma la più importante è sicuramente quella relativa a persone straordinarie che si distinguono in vari campi intellettuali e artistici. Una di queste persone è l’archeologo subacqueo Daniele Petrella, Presidente dell’IRIAE, che ha ideato e diretto una spedizione fantastica, con la collaborazione del fotogiornalista Marco Merola e altri collaboratori ha riportato alla luce dopo ben sette secoli la maestosa flotta che, agli ordini di Kubilai Kahn, nipote del terribile Gengis Kahn, tentò l’invasione del Giappone. La flotta era composta da circa mille imbarcazioni con a bordo quarantamila uomini e pur trattandosi di navi di tipo fluviale arrivò fino all’isola di Takashima nel Mar del Giappone ma qui un terribile tifone fermò l’invasione e la conquista. I giapponesi battezzarono questo provvidenziale tifone col nome di Kamikaze cioè vento divino ed ebbero la convinzione di essere stati i prescelti dalle divinità. La spedizione archeologica dell’IRIAE (International Research Institute for Archaeology and Ethnology) realizzata in collaborazione con l’ARIUA (Asian Research Institute for Underwater Archaeology), che è stata anche sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri, ha permesso di scrivere una pagina importantissima di storia svelando uno dei dieci grandi misteri dell’archeologia. In mostra 36 foto di Marco Merola e David Hogsholt con le fasi della spedizione e di alcuni importanti reperti. Imperdibili le due conferenze alla Fondazione Luciana Matalon, la prima il 9 marzo alle 19 di Marco Merola dal titolo “Live from Takashima“, Mille e una storia dal Giappone profondo, inseguendo il mito di Kubilai e la seconda e il 16 marzo alle 19 tenuta dall’archeologo Daniele Petrella “Kubilai e la sua armata, dal mito alla storia grazie agli archeologi italiani”. La Fondazione Matalon, situata accanto al Castello Sforzesco, oltre alla parte museale che garantisce la continuità spazio temporale all’opera di Luciana Matalon, è uno spazio crocevia internazionale di nuove idee, suggerisce e stimola l’interesse per la cultura e testimonia il valore della stessa al di fuori di mode e tendenze momentanee.