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Picasso, uno sguardo differente

Al LAC Lugano Arte e Cultura dal 18 marzo al 17 giugno 2018

La fecondità produttiva di Pablo Picasso durò ottant’anni e gli ultimi istanti della sua lunga vita li passò disegnando, era il 1973 e aveva 91 anni. Quando, con Georges Braque, creò il cubismo non era ancora trentenne, e in Francia, dove viveva, era già riconosciuto come un’indiscussa autorità artistica. Dopo la sua scomparsa e nelle varie case dove aveva vissuto furono trovate più di centomila opere di sua proprietà, tra dipinti, disegni, incisioni, sculture, ceramiche, collage.

Non si trattava solo di opere dell’ultimo periodo della sua vita ma provenivano da vari e differenti decenni dall’inizio della sua passione creativa. Questo mitico e geniale artista aveva volutamente occultato un’immensa produzione di opere e tale tesoro fu poi distribuito tra la Francia e la famiglia Picasso.

Si crearono musei monografici in molte parti d’Europa come il Musée national Picasso a Parigi, il Musée Picasso  ad Antibes ospitato nel Castello Grimaldi, Museo Picasso de Barcelona e il  Museo Picasso Coleccion Eugenio Arias a Buitrago de Lozoya, nella Sierra Nord di Madrid. A Malaga si costruì la Casa Natal e, nel 2002, un ambizioso Museo Picasso Málaga. In Germania, infine, il Kunstmuseum Pablo Picasso a Munster.

Il Museo d’arte della Svizzera italiana LAC Lugano Arte e Cultura presenta una particolare mostra fino al 17 giugno 2018, organizzata in collaborazione con il Musée national Picasso di Parigi e a cura della principale esperta dell’artista Carmen Giménez. La rassegna si dispiega attraverso un arco cronologico tra il 1905 e il 1967 con 120 opere, di cui 105 disegni e 15 sculture.

Nelle opere su carta Picasso si confronta con varie tecniche, disegno, acquerello, collage, pastello, gessetto, carboncino e inchiostro, mentre nella scultura il Maestro sperimentò tecniche nuove, riuscendo a superare il confine tra bidimensionalità e tridimensionalità.

Testo e foto Giovanna Dal Magro

MASILugano

India sulle vie dell’Illuminazione

L’Altrove mitico dell’India nella cultura occidentale

Il LAC di Lugano è un centro culturale progettato per far interagire tutte le arti sia visive che sceniche, dalla musica al teatro.
Questa ampia filosofia ha permesso di realizzare il progetto, appena presentato, dedicato alle innumerevoli sfaccettature della cultura indiana. Il programma terminerà nel gennaio 2018 e comprenderà una mostra, musica, danza, cinema, yoga e ayurvedica, poesia e conferenze. Queste molteplici arti saranno presenti ai massimi livelli, il cinema a cura di Marco Muller, per anni direttore artistico del Festival di Venezia, la danza interpretata da Shantala Shivalingappa, ballerina indiana con vasta esperienza di collaborazione con Pina Baush; per la musica ci sarà il grande interprete del sitar Nishat Khan, che fa nascere dal suono di questo strumento l’armonia dell’anima.
Il tema della mostra è la fascinazione dell’India sulle espressioni artistiche occidentali dal 1808 al 2017, narrata attraverso 400 opere, tra cui sculture e installazioni, dipinti e disegni, fotografie e libri, poster e video. Tra i primi intellettuali e artisti occidentali a appassionarsi all’india, forse in concomitanza con l’espansionismo britannico, furono i vedutisti inglesi tra Sette e Ottocento. Seguirono, a metà Ottocento, i grandi pittori orientalisti e, con la nascita della fotografia, fotografi e scrittori come Emilio Salgari vi trassero ispirazione per i loro avventurosi romanzi. La mostra, curata da Elio Schenini, offre tutti questi passaggi, ispirazioni ed emozioni e, a seconda del proprio vissuto, anche di più.

Testo e foto Giovanna Dal Magro

www.india.laclugano.ch