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Moda e Costume nella Società Moderna

Vestire il Novecento

Nelle antiche sale del Castello Sforzesco di Novara apre al pubblico la mostra Moda e Costume nella Società Moderna, a cura di Elisabetta Chiodini, visitabile dal 31 ottobre 2026 al 4 aprile 2027.
L’esposizione propone un affascinante viaggio attraverso oltre un secolo di storia della moda e del costume, illustrando l’evoluzione del gusto, dell’eleganza e dei comportamenti sociali tra i primi anni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
In mostra sono raccolti capolavori della pittura italiana provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, affiancati da abiti, accessori e manufatti provenienti dalle Collezioni Civiche milanesi conservate a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine e da importanti raccolte private.
Le sale del Castello ospitano magnifici ritratti commissionati ai più celebri artisti del loro tempo. Opere che non soltanto restituiscono l’eleganza e il fascino dei personaggi raffigurati, ma ne rivelano il carattere, le aspirazioni e il ruolo sociale. Accanto ai volti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia trovano spazio uomini e donne dalla vita più semplice, immortalati con la stessa straordinaria attenzione ai dettagli e con una raffinata sensibilità psicologica.
Attraverso questi dipinti il visitatore può osservare il progressivo mutamento della moda femminile e maschile, seguendo l’evoluzione delle silhouette, dei tessuti e degli accessori. Un percorso che riflette i profondi cambiamenti della società e, in particolare, la lenta ma inesorabile trasformazione del ruolo della donna.
La mostra Moda e Costume nella Società Moderna non racconta soltanto la storia dell’abbigliamento, ma offre uno sguardo privilegiato sull’evoluzione della società, dei ruoli e delle aspirazioni di uomini e donne attraverso oltre cento anni di trasformazioni culturali. Un viaggio affascinante in cui arte e moda dialogano continuamente, restituendo al visitatore la memoria visiva di un’epoca in costante cambiamento.

Foto Giovanna Dal Magro

ART DÉCO IL TRIONFO DELLA MODERNITÀ

A Palazzo Reale di Milano e fino al 25 giugno 2025, curata da Valerio Terraroli, la mostra Art Déco Il trionfo della modernità che indica il decennio 1920-1930 in cui la modernità frenetica indusse a inventare un nuovo modo di vivere a partire dalle arti decorative e abbracciando la moda, il lusso estremo e magico, dai miti dall’Oriente a incontri fiabeschi o violenti con animali selvaggi. L’élite vuole dimenticare gli orrori della grande guerra e in modo assoluto si rivolge all’eleganza un po’ snobistica di tutto ciò che la circonda per non fare i conti con la banalità del quotidiano. Negli anni Dieci del secolo scorso, gli artisti captano per primi la metamorfosi del gusto e si ricorda Galileo Chini e Gustav Klimt e negli scultori i tagli diventano densi di forza espressiva come in quelle di Adolfo Wildt. In Francia dopo il successo dell’Expo 1925 a Parigi, il Déco riuscì a conquistare anche un pubblico piccolo- borghese e popolare in una più semplice versione. Hanno ampio spazio le creazioni decorative dalle ceramiche di Sèvres , a vetrate, a vasi smaltati a volte con linee che diventano geometriche per far sì che donne eleganti si muovano con fascino estremo come Wally Toscanini ritratta da Alberto Martini. Le donne si emancipano, tagliano i capelli, accorciano le gonne , semplificano gli abiti in linee dritte ma con preziose decorazioni e accessori-gioiello. La cultura Déco ha dato molto spazio anche a un mondo selvaggio, crudele ed esotico e molti artisti hanno creato e modellato animali di ogni genere e specie in bronzo, in pietra, in terraglia e in mosaico come quello di Pierre-Paul Jouve in cui una pantera nera è raffigurata nella lotta con un terribile pitone. Anche il misterioso Oriente è stato raffigurato in questo periodo con vari soggetti da cortei con uomini e animali sacri a danzatrici dei Templi. Gli anni trenta sono in arrivo e lo stile novecento toglie lentamente l’interesse per il Déco in Europa ma aprirà una nuova stagione negli Stati Uniti.

Testo e foto Giovanna Dal Magro

VISIONS IN MOTION GRAFFITI AND ECHOES OF FUTURISM

Echi e visioni

La Fabbrica del Vapore, uno spazio del Comune di Milano con la Dirigenza dell’Unità Progetti di Maria Fratelli, è un luogo per la realizzazione di interventi di promozione della creatività giovanile, di intrattenimento e di aggregazione. L’unicità di questo vasto spazio consiste nel fatto che le sue proposte sono dirette a un pubblico eterogeneo, composto da bambini, adolescenti, adulti con preparazione e cultura artistica varia.
Fino a marzo è in corso una mostra straordinariamente vitale, che trasmette una grande gioia, stupore, allegria e storia. Storia nei preziosi quadri dei Futuristi d’inizio ‘900, e allegria e colore sfrenato nei graffiti della fine dello stesso secolo, in un dialogo molto singolare tra i due movimenti artistici.
Visions in Motion-Graffiti and Echoes of Futurism è una coproduzione tra la Fabbrica del Vapore e Navigare srl, in collaborazione con Edoardo Falcioni e Maria Gregotti e con i testi di Elena Pontiggia e Angela Madesa. Tra i 16 Futuristi in mostra ci sono nomi di spicco, quali Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Mario Sironi, Leonardo Dudreville, Fortunato Depero, Gerardo Dottori e Enrico Prampolini. Tra i 23 writers troviamo Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Blade, Futura 2000. Due artiste donne, la futurista Adriana Bisi Fabbri e la writer Lady Pink, si sono distinte entrambe in un mondo prevalentemente maschile. Il colore è fondamentale nei due movimenti, da cromie smorzate, che mettono in rilievo i movimenti dei futuristi, alle tonalità forti e contrastanti in segno di protesta contro una situazione grigia sia nel sociale che nella politica. Le sezioni sono 5, Dinamismo, Colore, Città, Ribellione, Eco e Ephemerus.