La Città Proibita a Monte Carlo

La vita alla corte degli imperatori
e delle imperatrici della Cina

Affacciato sul mare, il Grimaldi Forum Monaco è un importante centro congressi internazionale di 4.000 metri quadri e tutti gli anni, nel periodo estivo, programma una mostra tematica di grande valenza artistica e culturale, sempre supportata dagli specialisti scientifici più qualificati. L’estate del 2017, dal 14 luglio al 10 settembre, sarà dedicata all’ultima dinastia imperiale cinese, la dinastia Qing (1644-1911), per la celebrazione della sua magnificenza e grandiosità. “La Città Proibita a Monaco. La Vita alla corte degli imperatori e delle imperatrici della Cina”, è il risultato della collaborazione tra i curatori Jean-Paul Desroches e Wang Yuegong e presenta una selezione di oltre 250 oggetti straordinariamente preziosi, provenienti dall’antico palazzo degli imperatori cinesi, insieme ad altri prestati da varie collezioni come il Musée Cernuschi e Musée du Louvre di Parigi, V&A – Victoria and Albert Museum di Londra, Musée Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles e Sachkler Gallery di Washington.

Il percorso della mostra è stato concepito come se si visitasse il Palazzo della Città Proibita e, sala dopo sala, si arrivasse ai giardini entrando nella segreta intimità della corte e svelando suggestioni e segreti. La mostra inizia dalla storia dell’Esercito dei Manciù e delle Otto Bandiere che, dal 1620, conquistarono parte della Cina. Prosegue poi con Cielo-Terra-Uomini, ruotando attorno alle figure degli Imperatori, mentre altre due sale sono dedicate al Cielo, quindi appare la Città Proibita, “Città Palazzo” con la sala del Trono e la sala degli imperatori e delle imperatrici, insieme alle arti che si sviluppavano nelle stanze, infine la parte dedicata al Tempio con evocazioni della religiosità. Uscendo si accederà al giardino, ultima sezione della mostra, che comprenderà anche il giardino intimo dell’imperatrice Cixi, con una serie di fotografie scattate dal nipote nel 1904.

www.grimaldiforum.com

Manet e la Parigi moderna

A Palazzo Reale un viaggio nella Parigi Dell’Ottocento

Palazzo Reale ospita una grande mostra per rivivere, attraverso la pittura di Manet, Monet, Renoir, Degas e altri Impressionisti, la magia della “Ville Lumière”. Questi maestri, che rivoluzionarono l’arte della loro epoca, trasferirono sulle tele la potenza della luce di Parigi lungo la Senna che la riflette, e dei pittoreschi dintorni della capitale fino alla Normandia.

Claude Monet, caposcuola dell’Impressionismo, che si chiamò così dal titolo di un suo quadro “Impression soleil levant”, aveva il suo regno nel giardino delle ninfee -suo fiore-ossessione. Un dipinto di Edouard Manet, in mostra a Milano, dal titolo “Chiaro di luna sul porto di Boulogne”, ha uno squarcio di luminosità intensissimo nel buio della notte.  Meno conosciuti sono meravigliosi quadri dello stesso artista, che ritraggono interni borghesi alla moda, salotti con eleganti dame morbidamente adagiate sui canapè, e i caffè, i cabaret, le Folies-Bergères, in un reportage quasi fotografico della vita nella capitale.

Questa mostra, che è stata presentata a Milano da Atout France Italia, dal Comitato Regionale per il Turismo Parigi-Ile de France, dal Comune di Milano e da Palazzo Reale, rimarrà aperta fino al 2 luglio 2017.

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In arrivo ad Alessandria il nuovo museo del cappello Borsalino

Arte moda tradizione e innovazione

Nella via dei 100 Cannoni, dedicata ad un evento che risale al 1857 quando alcune città vicine regalarono appunto 100 cannoni per difendersi dagli austriaci, in un edificio che fu la prima fabbrica del cappellificio Borsalino, ora sede universitaria, sarà allestito il suo nuovo Museo del Cappello, museo multimediale dotato di una avanzatissima tecnologia digitale che permetterà una profonda conoscenza e riconoscenza per quel cappellaio geniale che, proprio nel 1857, iniziò con il fratello l’attività che in pochi anni rese famosa la città di Alessandria nella storia industriale. Quel ragazzo si chiamava Giuseppe Borsalino. Partì con una decina di lavoranti e una produzione giornaliera di 40 cappelli e arrivò all’Esposizione Universale di Parigi ai primi del ‘900 vincendo il Grand Prix con un numero di 2000 lavoranti e una produzione annuale di 2 milioni di cappelli. La lungimiranza di questo industriale trasportò velocemente il suo nome nella leggenda e i personaggi storici che consolidarono il mito vanno da Giuseppe Verdi a Winston Churchill, da Gabriele D’Annunzio a Napoleone III, da Pancho Villa a Ernest Hemingway, da Harry Truman ad Al Capone. Anche re, imperatori e principi indossarono i cappelli Borsalino, così come attori indimenticabili;  Humphrey Bogart in Casablanca, Alain Delon e Jean Paul Belmondo in Borsalino, Harrison Ford in Indiana Jones, Nicole Kidman in Australia e Leonardo Di Caprio in Revolutionary Road.

Nel nuovo museo, che aprirà verso la fine del 2017, oltre a immagini virtuali e ritrovati tecnologici, si incontreranno anche alcuni macchinari storici, come l’imbastitrice o la soffiatrice, provenienti dalle linee di produzione dello scorso secolo. Una delle speciali tecnologie multimediali riconoscerà il volto del visitatore che potrà scegliere e provare virtualmente vari modelli di cappelli. Si potranno ammirare anche i quasi 2000 modelli realizzati tra il 1900 e il 1960 esposti in speciali mobili-vetrina disegnati da Arnaldo Gardella. La collezione Lady Borsalino, dedicata alla donna dal 1930 in poi, sarà ammirabile assieme a modelli celebrativi studiati per le alte sfere del mondo ecclesiastico. A chiudere il percorso di questo viaggio così speciale ci saranno i manifesti pubblicitari che furono affidati a Dudovich, Boccasile, Max Huber e Armando Testa. Tutto un mondo Borsalino per tutto il mondo.

 

La Costa Azzurra e i suoi giardini

Il risveglio dei sensi

Il primo giardino creato in Francia, tuttora esistente, risale al 1546 ed è opera dei Francescani che si stabilirono a Nizza. Oggi i giardini visitabili in Costa Azzurra sono ben ottanta. Alla fine del 1800 Gustave Thuret piantò le prime palme e i primi alberi di mimosa. A Cannes sembra sia stata piantata la prima acacia. Nizza organizzò il primo Corteo fiorito e il Carnevale. E sempre a Nizza si aprirono le prime scuole di orticoltura. Agli inizi del 1900 la Francia classificò i giardini come monumenti storici. Pierre-Auguste Renoir ebbe un colpo di fulmine per gli ulivi del Domaine des Collettes e andò ad abitare a Cagne sur-Mer. In quel tempo incominciarono i lavori per i giardini di Villa Ephrussi de Rothschild a St. Jean-Cap-Ferrat. Negli anni ’20 venne creato il famoso profumo Chanel n. 5 e poco dopo a Grasse nacquero i giardini per piante da profumo. Nei decenni successivi ci fu un susseguirsi di creazioni, itinerari, feste, associazioni, tra cui ultimo nel 2017 il Festival dei Giardini della Costa Azzurra. Qui ogni due anni verranno presentate installazioni, proposte e progetti di famosi paesaggisti come Jean Must. Alla prima edizione hanno partecipato  Antibes Juan-les-Pins, Cannes, Grasse, Mentone e Nizza.

www.cotedazur-tourisme.com

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Luci di Francia

Rendez-vous en France 2017

Luce, parola magica che Atout France ha fatto diventare il motivo conduttore della nuova edizione della rivista Rendez-Vous en France 2017.Luce come messaggio positivo per il futuro e antagonista del buio che ha contraddistinto tristemente il passato recente. La Francia ha avuto artisti che hanno rivoluzionato la pittura del secolo scorso proprio partendo dall’osservazione della luce sui suoi paesaggi magici, ha dato i natali ai fratelli Lumière che attraverso la luce hanno inventato il cinema, e ai giorni nostri regala feste e festival della luce sulle facciate di case, castelli, ponti e cattedrali gotiche. Buona luce e buona Francia.

It.france.fr/magazine-francia

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A Palazzo Te a Mantova Giorgio Morandi e Tacita Dean

Semplice come tutta la mia vita

I pittori della prima metà del ‘900 cercarono spasmodicamente vedute di paesaggi nelle diverse situazioni e dai diversi effetti che la luce del sole produceva e alcuni Impressionisti dipinsero lo stesso soggetto più di una volta. Si potrebbe definire Giorgio Morandi controcorrente e artista con un rigore e ordine mentale matematico; guardando i suoi quadri a olio, le sue acqueforti, i suoi acquerelli e i suoi disegni a matita lo si potrebbe paragonare a un fotografo di still life quando allestisce il set da ripresa e la precisione millimetrale degli oggetti diventa quasi maniacale. La mostra che il Centro Internazionale d’Arte e Cultura di Palazzo Te a Mantova si apre con una gigantografia dello studio di Bologna di Giorgio Morandi dove, in modo ordinato e semplice, sono sistemati oltre a i pennelli, gli adorati modelli delle sue nature morte, bottiglie, lumi, caffettiere, tazze, porcellane, vetri e si riesce a percepire quell’intimità che si crea tra un artista e i suoi modelli vivi o morti che siano e in Morandi questo sentimento era così marcato da fargli dire “La mia infanzia è semplice come tutta la mia vita, informata da un gran desiderio di star solo e di non essere seccato da nessuno ” . La mostra è allestita nelle Fruttiere dello splendido Palazzo Te, ricco di spettacolari affreschi e stucchi che incantano ogni volta che si guardano, e si intitola Giorgio Morandi e Tacita Dean – Semplice come tutta la mia vita e rimarrà aperta fino al 4 giugno 2017. L’intuizione estetica dei curatori ha voluto esporre i dipinti di Morandi con i lavori di Tacita Dean, artista contemporanea che ha indagato con moderne tecnologie il lavoro di molti artisti famosi traducendo la ricerca in proiezioni di dettagli che a volte si trasformano in astrazione a sé stante.

www.centropalazzote.it #mostraMorandiDean

La flotta perduta di Kubilai Khan

Alla Fondazione Luciana Matalon
mostra della spedizione archeologica
fino all’1 Aprile 2017

L’Italia vanta innumerevoli eccellenze, dalla moda al design, dalla cucina ai vini, ma la più importante è sicuramente quella relativa a persone straordinarie che si distinguono in vari campi intellettuali e artistici. Una di queste persone è l’archeologo subacqueo Daniele Petrella, Presidente dell’IRIAE, che ha ideato e diretto una spedizione fantastica, con la collaborazione del fotogiornalista Marco Merola e altri collaboratori ha riportato alla luce dopo ben sette secoli la maestosa flotta che, agli ordini di Kubilai Kahn, nipote del terribile Gengis Kahn, tentò l’invasione del Giappone. La flotta era composta da circa mille imbarcazioni con a bordo quarantamila uomini e pur trattandosi di navi di tipo fluviale arrivò fino all’isola di Takashima nel Mar del Giappone ma qui un terribile tifone fermò l’invasione e la conquista. I giapponesi battezzarono questo provvidenziale tifone col nome di Kamikaze cioè vento divino ed ebbero la convinzione di essere stati i prescelti dalle divinità. La spedizione archeologica dell’IRIAE (International Research Institute for Archaeology and Ethnology) realizzata in collaborazione con l’ARIUA (Asian Research Institute for Underwater Archaeology), che è stata anche sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri, ha permesso di scrivere una pagina importantissima di storia svelando uno dei dieci grandi misteri dell’archeologia. In mostra 36 foto di Marco Merola e David Hogsholt con le fasi della spedizione e di alcuni importanti reperti. Imperdibili le due conferenze alla Fondazione Luciana Matalon, la prima il 9 marzo alle 19 di Marco Merola dal titolo “Live from Takashima“, Mille e una storia dal Giappone profondo, inseguendo il mito di Kubilai e la seconda e il 16 marzo alle 19 tenuta dall’archeologo Daniele Petrella “Kubilai e la sua armata, dal mito alla storia grazie agli archeologi italiani”. La Fondazione Matalon, situata accanto al Castello Sforzesco, oltre alla parte museale che garantisce la continuità spazio temporale all’opera di Luciana Matalon, è uno spazio crocevia internazionale di nuove idee, suggerisce e stimola l’interesse per la cultura e testimonia il valore della stessa al di fuori di mode e tendenze momentanee.

Meret Oppenheim

Opere in dialogo da Max Erns
a Mona Hatoum

A cura di Guido Comis e Maria Giuseppina Di Monte fino al 28 maggio 2017 il Museo d’arte della Svizzera italiana presenta la mostra “Meretb Oppenheim. Opere in dialogo da Max Ernst a Mona Hatoum” dedicata a una delle artiste più celebri del Novecento, qui presentata accanto ai maggiori esponenti del movimento dada e surrealista. Meret Elisabeth Oppenheim nasce a Berlino nel 1913 da madre svizzera e padre tedesco.  In Svizzera crescerà con una nonna scrittrice e illustratrice di libri per bambini. Nonna Lisa Wenger determinò la formazione di Meret dal punto di vista artistico e instillò in lei l’importanza il diritto delle donne alla loro indipendenza.   A diciott’anni si trasferì a Parigi ed entrò in contatto con artisti e scrittori surrealisti iniziando un percorso di mostre prima con Giacometti , poi con Max Ernst e Jean Arp e nel 1934 posò nuda per le magnifiche foto che scattò Man Ray.  In un mondo maschilista Meret dichiarò di sentire gravare pesantemente sulle sue spalle millenni di discriminazione. Gli anni successivi furono testimoni di mostre importanti in Sedi internazionali del gruppo surrealista da Parigi, a Basilea e New York.  Scrive un soggetto per un film che non verrà mai girato, disegna maschere e costumi per una pièce teatrale di Pablo Picasso e nel 1959 organizza quella che chiameremmo oggi una performance intitolata in Banchetto di primavera servito sul corpo di una donna nuda che replicherà su richiesta di Breton a Parigi.   La prima importante retrospettiva dedicata a Meret Oppenheim si terrà nel 1967 al Moderna Museet di Stoccolma cui ne seguiranno altre a Vienna, Berlino e Lille nel 2013/14 e,  ultimo riconoscimento internazionale, questa mostra straordinaria al MASI Lugano.

© Giovanna Dal Magro

Fausta Squatriti – Se il mondo fosse quadro saprei dove andare

Triennale 10/2- al 5/3

Gallerie d’Italia 10/2 -2/4
Nuova Galleria Morone 10/2-2/4

A cura di Elisabetta Longari che scrive: Triennale di Milano, una selezione di venti opere ripercorre la ricerca dell’artista dai lavori di esordio – ancora sedicenne – fino ai recentissimi polittici polimaterici; alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala, co-curatela di Francesco Tedeschi, prendendo spunto dalle opere di Fausta Squatriti nella collezione Intesa Sanpaolo sono esposte alcune grandi sculture nere realizzate tra il 1972 e il 1985 e un nucleo di lavori degli anni’ Ottanta mai esposti in Italia, a sintesi della sua ricerca sulla fisiologia del quadrato; alla Nuova Galleria Morone, con la co-curatela di Susanne Capolongo, una ventina di sculture degli anni Sessanta, anch’esse inedite in Italia, connotate da una vivace componente cromatica. Ognuna delle tre mostre è un unicum, legata alle altre da un filo conduttore che connette tra loro le opere realizzate in diversi periodi dall’artista durante la sua articolata ricerca, a partire dal 1957 fino al 2017.

© Giovanna Dal Magro

Il nuovo spot di Fernet Branca presentato da Fratelli Branca Distillerie

La Fratelli Branca Distillerie è un’affermata realtà imprenditoriale italiana operante nel settore spirits.

Fondata 172 anni fa a Milano, l’azienda è da sempre controllata e guidata dalla famiglia Branca, oggi giunta alla quinta generazione sotto la guida del Presidente e AD Niccolò Branca. L’evoluzione dell’azienda ha inizio con la creazione nel 1845, da parte di Bernardino Branca, dell’amaro diventato famoso in tutto il mondo: il Fernet-Branca, la cui formula unica e segreta è rimasta immutata nel tempo. Qualità e innovazione nel rispetto della tradizione hanno contraddistinto da sempre la crescita aziendale, che da Fernet-Branca è passata attraverso altri prodotti “storici” dell’azienda come Stravecchio Branca e Brancamenta, sino all’ampliamento del portafoglio prodotti, che ora vede tra i principali brand: Fernet-Branca, Brancamenta, Stravecchio Branca, Caffè Borghetti, Grappa Candolini, Grappa Sensèa, Punt e Mes, Carpano Classico, Bianco e Dry, Antica Formula, Sambuca Borghetti, il distillato premium Magnamater, la vodka Sernova, i vini Chianti Classici Villa Branca e spumante Bellarco. Fratelli Branca Distillerie distribuisce in Italia anche i prestigiosi brand del gruppo francese Rémy-Cointreau, la Tequila Sierra del gruppo tedesco Borco e lo champagne Tsarine, di Chanoine Frères.

Un amaro e le sue 27 erbe: il viaggio verso l’inimitabile inizia da qui. Dall’8 febbraio sarà on air il nuovo spot di Fernet-Branca, l’amaro per eccellenza che fin dalla sua nascita nel 1845 viene prodotto secondo la ricetta originale. La nuova campagna 2017 – un esempio di maestria cinematografica – dà risalto ai valori di un prodotto dalle caratteristiche uniche: spettacolo per gli occhi, prima che per il palato. Il fotografo Martin Wonnacott ha fissato l’istante dell’esplosione delle erbe ingredienti del Fernet Branca. Ci sarà anche un ritorno alla pubblicità radiofonica in “3 sorsi” scandita in tre diversi momenti. La pubblicità per un prodotto così unico e inimitabile non può che esserne all’altezza per la creatività il gusto e l’estetica grazie anche all’ intensa collaborazione di Branca.

www.branca.it

© Giovanna Dal Magro

© Martin Wonnacott (Foto pubblicitaria)