LOSANNA

Una città per tutte le stagioni

Tempo fa il ritornello di una canzone in voga diceva: “Scende la pioggia ma che fa?”. Può succedere che tali parole risuonino nella mente trovandosi, in autunno, a Losanna, ma neppure il tempo inclemente riesce a togliere interesse e a guastare l’ospitale organizzazione di questa città.  I motivi sono molti; gli ascensori, strategicamente sistemati in ogni punto delle strade che preveda salite e discese, la metropolitana frequentissima, la sicurezza che si percepisce camminando. La parte più antica di Losanna si sviluppò in senso orizzontale in collina, e nel tempo la città crebbe in discesa verso il lago.

La Cattedrale di Notre Dame domina dall’alto ed è uno dei più grandi monumenti gotici europei, mentre nella parte più bassa un vecchio quartiere industriale, il Flon, è stato recentemente riqualificato; edifici tristi convertiti in architetture firmate e colorate, studi d’artista aperti, locali per giovani e spazi di riposo. Tra i numerosi musei che Losanna vanta, dall’arte al design, l’ultimo da poco restaurato è il Museo delle Olimpiadi. Questo promuove un’unità fra sport e cultura, ricordi ed emozioni, per momenti di grande sport e con ogni genere di accesso interattivo per rivedere o conoscere personaggi o particolari salienti dell’evento olimpionico nel tempo.

Gli hotel storici a Losanna hanno mantenuto un eccezionale livello; un esempio è il Palace & Spa che ha integrato con una piscina da sogno gli ambienti in continuo abbellimento, contraddistinti da signorilità ed eleganza.

www.losanna-tourisme.ch

EADWEARD MUYBRIDGE IL FOTOGRAFO CHE “INVENTÒ” IL MOVIMENTO

MUYBRIDGE RECALL mostra aperta
fino al 1° ottobre nel Refettorio delle Stelline a Milano

Eadweard Muybridge, inglese, emigrato negli Stati Uniti, a San Francisco iniziò il mestiere di fotografo con una tale passione e curiosità che lo portarono a inventare tecnologie molto avanzate. Proprio queste permisero un importante cambiamento nel modo di lavorare di Degas, Bacon, Duchamp, Rodin; egli precorse, infatti, l’invenzione del movimento che i fratelli Lumiére realizzarono poi con il cinema.

L’“invisibile” moto degli animali era il soggetto di ricerche scientifiche anche in Francia, soprattutto sul volo degli uccelli, ma l’animale diventato il simbolo stesso di Muybridge fu Occident, un meraviglioso cavallo da corsa.
Utilizzando 24 fotocamere collegate a dei fili lungo il percorso, egli ottenne una sequenza di immagini che documentavano in modo inequivocabile il movimento del cavallo, confermando che per alcuni istanti nel galoppo l’intero corpo risultava sollevato dal suolo, ma indicando anche che l’estensione delle zampe risultava assolutamente diversa da quella dipinta nei vari quadri degli artisti. La ricerca di Muybridge proseguì su diverse specie animali e sul corpo umano, suscitando un enorme interesse nel mondo scientifico quale precursore della biomeccanica e della meccanica del movimento degli atleti.

www.creval.it

Il Monastero Santa Rosa un ritiro spirituale a cinque stelle

Nella Costiera Amalfitana
a strapiombo su Conca dei Marini

Il Monastero Santa Rosa è un ritiro spirituale a cinque stelle: la sua straordinaria posizione geografica, la storia antica, legata al culto di Santa Rosa da Lima, la delicata bellezza dei giardini e il perfetto confort gli hanno valso il riconoscimento della CNN come uno dei 20 Hotel più belli d’Europa.

Aggrappato a uno spuntone di roccia a strapiombo sulla Costiera Amalfitana sopra Conca dei Marini, dove Jacqueline Kennedy praticava lo sci d’acqua, il convento ospitò a lungo una comunità di suore di clausura, che aiutò in vari modi la popolazione locale, portando l’acqua corrente in paese, costruendo canali dal Monte Vocito, preparando medicinali e rimedi naturali e, soprattutto, inventando le ancora famose sfogliatelle Santa Rosa.
Poiché si trattava di un monastero di clausura, fu necessario costruire accanto alla chiesa una ruota di legno per elargire nell’anonimato sia le medicine che le sfogliatelle ai viandanti e alla popolazione, in cambio di libere offerte.
In seguito l’insediamento religioso fu abbandonato e acquistato, circa settant’anni dopo, dall’imprenditore Massimiliano Marcuzzi, che lo trasformò in un hotel rinomato per la sua eccellente ospitalità, la serenità del luogo e il panorama strepitoso che ogni stanza offriva all’ospite. Con le molteplici qualità naturali fu giocoforza non alterare la semplicità che un tempo accompagnava la vita monastica, ma purtroppo ancora una volta, con l’estinguersi della famiglia Marcuzzi, questo luogo fu abbandonato al suo silenzio, in attesa di un evento quasi miracoloso.
Questo si concretizzò nel 1999, grazie alla lungimirante imprenditrice americana Bianca Sharma che, in navigazione lungo la costa, vide il Monastero e, innamoratosi del luogo, lo acquistò. La Sharma capì che le atmosfere sacre che aleggiavano nell’antica struttura non dovevano essere alterate e per ben undici anni, con la collaborazione dell’architetto Francesco Avolio de Martino, curò ogni dettaglio del restauro e dell’arredo con gli splendidi risultati che oggi rendono unico e speciale il suo hotel.

Nella parte sul Monte Vocito, in una terra rossa e fertile, un orto rigoglioso produce ortaggi e fiori per il Monastero Santa Rosa, mentre i sottostanti giardini a terrazza sono uno spettacolo di fiori e piante, che giungono fino al mare, di fronte al quale una piscina a sfioro dà l’idea di nuotare nell’azzurro infinito. Numerose pareti di sassi sostengono i percorsi, ricoperte da rosmarino e  rose antiche mentre, dall’alto, i colori delle margherite, delle petunie e dei gerani, sembrano costituire una tavolozza ideale e sempre nuova.

monasterosantarosa.com

Sigmar Polke in mostra a Venezia

A Palazzo Grassi l’arte fuori dal comune

Palazzo Grassi celebra il decennale della sua riapertura dovuta a François Pinault con una mostra che presenta le opere di Sigmar Polke dopo 30 anni dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia che gli valse il Leone d’Oro.
Dal 17 aprile al 6 novembre 2016 si potrà visitare questa grande retrospettiva curata da Elena Geuna e Guy Tosatto che nel catalogo analizzano la non immediata evidenza di un grande artista.

Geniale nella sua immensa sperimentazione con materiali di ogni genere a volte pericolosamente tossici per l’esaltazione di un’alchimia esplosiva e inquietante. Una delle sale più spettacolari è quella con quattro opere ispirate a Ermete Trismegisto il leggendario filosofo cui si attribuisce la nascita della corrente filosofica chiamata ermetismo.
Nell’atrio del Palazzo Grassi il ciclo monumentale di sette dipinti esposto alla Biennale nel 2007 che evoca l’etereo confine tra visibile e invisibile, pensiero e percezione. In altre sale questa feroce concettualità cede il posto all’assurdo e all’ironia come un capanno di legno da giardino costellato da patate o un indiano e la sua aquila su un fondo metallizzato con vernice spray.
Tra questi estremi Polke non ha dimenticato la Storia con opere degli Anni Ottanta incentrate su temi riguardanti le forze dell’ordine e sulle frontiere e sui campi di concentramento e sulle guerre fratricide della ex Jugoslavia. Altri quadri hanno per soggetto la Rivoluzione francese e tutti questi temi sono svolti con tecniche straordinarie e sempre diverse.

Citerò una frase molto significativa di Elena Geuna “Sigmar Polke è un artista onnivoro che traduce nelle opere il proprio interesse enciclopedico e l’eclettismo iconografico delle sue fonti, non indicando nessuna predilezione verso una determinata tipologia. La sua arte ci conduce verso un universo parallelo in cui una moltitudine di immagini e di riferimenti a eventi noti del nostro mondo si compenetrano per generare nuovi significati”.

Animal Mundi

Bestiario fantastico

Il Manuale di Zoologia fantastica, scritto da J. L. Borges e dalla sua assistente M. Guerrero, compie un piccolo e apparentemente semplice excursus in terre favolose ed eclettiche che l’autore incontra leggendo Omero, il Talmud, le Mille e Una Notte, la Bibbia, Il Milione, Erodoto o Plinio.

Ispirandoci alle parole dello stesso Borges, che parla della figura del Drago: “C’è qualcosa, nella sua immagine, che s’accorda con l’immaginazione degli uomini; e così esso sorge in epoche e latitudini diverse” – , è nata l’idea di creare una nuova sezione del sito ART-PHOTO-IMPACT, dal nome ANIMAL MUNDI, dove il Fantastico è la immaginifica zoologia del mondo animale.

Zoologia Fantastica

Fulvio Bianconi per Venini

Alle Stanze del Vetro all’isola di San Giorgio Maggiore (VE) si è da poco conclusa una mostra di Fulvio Bianconi che negli anni Cinquanta collaborò con la vetreria Venini, studiando creazioni che sarebbero diventate icone dell’arte di Murano.
Oltre 300 opere sono state raggruppate in serie tematiche: Macchie, Sirene e Nudi, Forati, Pezzati, Fasce orizzontali e verticali, Spicchi, Scozzesi, Maschere italiane e Animali.
Animali  trasparenti, sinuosi e fantastici, dove il virtuosismo delle insuperabili tecniche muranesi  ha realizzato in modo assolutamente perfetto la creativa giocosità del Maestro.

E da questi animali è nata l’ispirazione per creare una nuova sezione del mio sito, dal nome ANIMAL MUNDI.

L’anniversario di Leonardo da Vinci al Clos Lucé

Passeggiare tra i  progetti
e le invenzioni di Leonardo da Vinci
in un parco incantato

La Valle della Loira celebra nel 2016 una straordinaria ricorrenza legata a Leonardo da Vinci,  che 500 anni fa — era il 1516 — si trasferì alla Corte di Francesco I.
Il sovrano di Francia,  accogliendolo lo nominò Primo pittore, ingegnere e architetto del Re e gli donò il Castello di Clos Lucé, con uno splendido parco dove ancora oggi si possono ammirare con molta emozione piante e fiori della specie coltivata da Leonardo.

Ora Clos Lucé è di proprietà della famiglia Saint Bris, che ha custodito e valorizzato questo luogo, pieno di suggestioni e di intimità, con arredi originali e modelli delle straordinarie invenzioni, riprodotte a grandezza naturale nel parco del Castello.

Dal prossimo 18 giugno e fino a dicembre Clos Lucé ospiterà la mostra dei tre capolavori di Leonardo da Vinci conservati al Louvre e, dalla primavera, visite speciali a tema leonardesco.
In estate, poi, al calare della notte, i Castelli di Blois e Amboise si trasformeranno in pura magia di luci e suoni, riflettendosi nelle acqua della Loira che scorre indifferente nella valle più celebre di Francia, se non del mondo intero.

www.france.fr

www.vinci-closluce.com

Delft

La città olandese bianca e blu carica
di storia e di arte

Delft è la città il cui nome rimanda immediatamente al bianco e blu delle sue famosissime ceramiche, che per anni furono le uniche ad assomigliare alle preziose porcellane cinesi finché, alla fine del ‘700, Meissen riuscì a trovare la ricetta perfetta per ottenere la porcellana. Nel Dna di Delft, che si trova tra L’Aia e Rotterdam, c’è la Storia con la S maiuscola, quella della Casa Reale, dell’arte figurativa, rivoluzionata dal pittore Jan Vermeer nel XVIII secolo, e della scienza, che ha donato all’umanità l’invenzione del microscopio del microbiologo Antoni van Leeuwenhoek.
Delft ricevette ufficialmente il titolo di città nel 1246, prendendo il nome dal più antico canale del luogo, l’Oude Delf, al quale ne seguirono altri, in modo che il suo nucleo si sviluppò a raggiera, creando una forma stellare. Nel centro, attorno a questo canale, si incontra il Palazzo del Principe, dove visse e morì assassinato Guglielmo I di Orange, mentre nel Museo si trovano molti quadri di artisti contemporanei a Vermeer che, ispirati dalle splendide luci dei cieli e dai loro riflessi nei canali, hanno lasciato interessanti vedute cittadine. La Nieuwe Kerk, chiesa costruita agli inizi del 1400 e situata nella piazza del Mercato, custodisce le spoglie di Guglielmo I e anche dei vari membri della Casa Reale d’Orange-Nassau: l’ultima in ordine di tempo è quella di Giuliana dei Paesi Bassi, sepolta nel 2004. Nella Chiesa più antica, non lontana dalla Nieuwe Kerk, la Oude Kerk del XIII secolo, si trovano le tombe di Jean Vermeer e di Antoni van Leeuwenhoek, che creò diversi congegni in modo che il pittore potesse filtrare e analizzare la luce.

Dopo 320 anni il famoso dipinto The Little Street, di Johannes Vermeer, ritorna a Delft. Grazie alla straordinaria collaborazione tra il museo Prinsenhof di Delft e il Rijksmuseum di Amsterdam, il capolavoro verrà portato questa primavera nella città dove Vermeer lo dipinse intorno al 1658. La Stradina di Vermeer è uno dei pezzi più prestigiosi del Rijksmuseum, raramente dato in prestito, nonché uno dei quattro Vermeer in possesso dell’istituzione museale, tutti considerati capolavori assoluti della collezione permanente.

Sono circa 35 le opere di questo sublime pittore esistenti nel mondo e il prestito è reso ancora più interessante dal fatto che nessuna di queste si trova a Delft, la città dove egli visse e lavorò tutta la vita. Sono addirittura passati oltre 60 anni dall’ultima esposizione di uno dei suoi quadri.

La mostra di Gillo Dorfles al MACRO di Roma

Un incontro di quelli
che cambiano la vita

Alcuni miei ritratti di Gillo Dorfles saranno esposti nella mostra
Gillo Dorfles. Essere nel tempo, a cura di Achille Bonito Oliva,
che si terrà al MACRO (Museo d’Arte Contemporanea Roma) dal
27 novembre al 30 marzo 2016. Ma tutto iniziò molto prima.

Era l’autunno del 1975 e avevo appena iniziato a collaborare con una nuova rivista concettuale ideata da Ugo La Pietra che si chiamava In Più. Per la prima volta ebbi l’incarico ufficiale per il ritratto di un personaggio famoso come Gillo Dorfles. Emozionata e molto agitata, suonai alla porta e il professore, con un piglio molto severo e quasi seccato, mi introdusse nel suo studio. Aprì di scatto il primo cassetto di un antico comò, pieno zeppo di stampe di suoi ritratti in vari formati in bianco e nero, e mi disse di guardarli bene. Tutti – e mi fece nomi di maestri della fotografia – avevano già provato a ritrarlo, ma non c’era riuscito nessuno; se volevo, però, potevo provarci anch’io.

Per prima cosa pensai di andarmene immediatamente, ma mi resi subito conto che un fallimento simile avrebbe pregiudicato tutta la (poca) sicurezza in me stessa che avevo: iniziai così a scattare le prime foto in studio, cercando disperatamente di
 stabilire quel feeling indispensabile tra il fotografo e il fotografato. Ma Dorfles rimaneva fermo nella sua posizione e, forse perché cominciava a mancarmi l’aria, ebbi l’intuizione di chiedergli se avesse voglia
di fare un giro sotto casa per mostrarmi le splendide architetture del periodo Liberty che tanto amavo. S’illuminò all’idea, prese soprabito e cappello, e passeggiammo tra le costruzioni milanesi mentre mi spiegava in modo sublime i dettagli di quel periodo artistico. Ogni tanto scattavo qualche foto, magari un po’ defilata, ma ormai la complicità si era creata. Stampai le foto e le lasciai nella sua portineria.

Quando mi telefonò, e sentii la sua voce, mi si piegarono le gambe dalla paura, ma lui esplose in complimenti per le mie immagini con un’ammirazione che non dimenticherò mai. E che mi diede la forza grazie alla quale non ebbi mai più timore davanti a nessun personaggio famoso.

Dorfles mi citò, infine, sul Corriere della Sera, in un articolo riguardante il centocinquantesimo della nascita della fotografia, come uno tra i quattro fotografi italiani che aveva scelto.

 E questa fu una soddisfazione che ricordo ancora.

Foto © Giovanna Dal Magro

www.dorflesmuseomacro.it

Parigi in 2CV

Una visita insolita alla Ville Lumière

Le città si possono visitare in molti modi, a piedi e in tram, in bus e in metro, in una romantica carrozzella, ma solo Parigi, la Ville lumière, offre di farlo a bordo di un’auto mitica, la Citroen 2CV.

Gli chauffeur sono ragazzi disinvolti, non solo nella guida ma anche negli itinerari, che si possono stabilire e mutare strada facendo, a seconda delle conoscenze e dei desideri dei passeggeri.

Anche per chi è stato a Parigi decine di volte il ritornare in luoghi classici e conosciuti, a bordo di questa vettura, conferisce alla visita un sapore diverso e nuovo.
Se, improvvisamente, si mette a piovere, in una manciata di minuti viene chiuso il tettuccio trasparente, per permettere comunque di ammirare i monumenti e le bellezze circostanti.

E, particolare che dà un sapore nostalgico e retrò all’itinerario parigino in 2CV, i rumori delle frecce direzionali e dei tergicristalli fanno sorridere, perché nessuno ormai è più abituato a questi ritmi quasi musicali.

www.rendezvousenfrance.com

www.parisinfo.com

www.parisauthentic.com