Archivi tag: Eventi

Il nuovo spot di Fernet Branca presentato da Fratelli Branca Distillerie

La Fratelli Branca Distillerie è un’affermata realtà imprenditoriale italiana operante nel settore spirits.

Fondata 172 anni fa a Milano, l’azienda è da sempre controllata e guidata dalla famiglia Branca, oggi giunta alla quinta generazione sotto la guida del Presidente e AD Niccolò Branca. L’evoluzione dell’azienda ha inizio con la creazione nel 1845, da parte di Bernardino Branca, dell’amaro diventato famoso in tutto il mondo: il Fernet-Branca, la cui formula unica e segreta è rimasta immutata nel tempo. Qualità e innovazione nel rispetto della tradizione hanno contraddistinto da sempre la crescita aziendale, che da Fernet-Branca è passata attraverso altri prodotti “storici” dell’azienda come Stravecchio Branca e Brancamenta, sino all’ampliamento del portafoglio prodotti, che ora vede tra i principali brand: Fernet-Branca, Brancamenta, Stravecchio Branca, Caffè Borghetti, Grappa Candolini, Grappa Sensèa, Punt e Mes, Carpano Classico, Bianco e Dry, Antica Formula, Sambuca Borghetti, il distillato premium Magnamater, la vodka Sernova, i vini Chianti Classici Villa Branca e spumante Bellarco. Fratelli Branca Distillerie distribuisce in Italia anche i prestigiosi brand del gruppo francese Rémy-Cointreau, la Tequila Sierra del gruppo tedesco Borco e lo champagne Tsarine, di Chanoine Frères.

Un amaro e le sue 27 erbe: il viaggio verso l’inimitabile inizia da qui. Dall’8 febbraio sarà on air il nuovo spot di Fernet-Branca, l’amaro per eccellenza che fin dalla sua nascita nel 1845 viene prodotto secondo la ricetta originale. La nuova campagna 2017 – un esempio di maestria cinematografica – dà risalto ai valori di un prodotto dalle caratteristiche uniche: spettacolo per gli occhi, prima che per il palato. Il fotografo Martin Wonnacott ha fissato l’istante dell’esplosione delle erbe ingredienti del Fernet Branca. Ci sarà anche un ritorno alla pubblicità radiofonica in “3 sorsi” scandita in tre diversi momenti. La pubblicità per un prodotto così unico e inimitabile non può che esserne all’altezza per la creatività il gusto e l’estetica grazie anche all’ intensa collaborazione di Branca.

www.branca.it

© Giovanna Dal Magro

© Martin Wonnacott (Foto pubblicitaria)

Due artisti alla Fondazione Prada

Due temi sull’ambiente

Fondazione Prada presenta dal 9 febbraio nella sede di Milano “Slight Agitation 2/4: Pamela Rosenkranz”, il secondo capitolo del progetto espositivo composto da quattro commissioni site-specific che si succedono all’interno della Cisterna e “Extinct in the Wild”, a cura di Michael Wang, negli spazi della galleria Nord.

SLIGHT AGITATION 2/4:
PAMELA ROSENKRANZ

(9 febbraio – 14 maggio 2017)

Curato dal Thought Council della il lavoro di Pamela Rosenkranz esplora le modalità attraverso le quali i processi fisici e biologici influenzano l’arte. La sua nuova installazione per “Slight Agitation“, dal titolo Infection, si basa sull’azione di un parassita attivo a livello neurologico, che colpirebbe circa il 30% della popolazione mondiale. Un’imponente montagna di sabbia è realizzata all’interno dei vasti spazi della Cisterna, creando un confronto con la sua architettura industriale. Il materiale naturale è intriso di una fragranza ottenuta da feromoni di gatto ricreati in laboratorio, capaci di attivare specifiche reazioni di attrazione e repulsione a livello biologico e di influenzare in maniera subconscia il movimento dei visitatori. Una luce verde RGB illumina dall’alto questa enorme massa alterata chimicamente e ne fa evaporare lentamente il profumo.

EXTINCT IN THE WILD

(9 febbraio – 9 aprile 2017)

“Extinct in the Wild”, concepito dall’artista americano Michael Wang (1981), riunisce ed espone all’interno di un habitat artificiale varie specie di flora e fauna non più esistenti in natura, ma che sono coltivate o sopravvivono solo in cattività. Indicati con la dicitura ufficiale “extinct in the wild” (estinto in natura), questi organismi dimostrano l’abbandono forzato di alcune specie del mondo naturale per accedere a quello costruito dall’uomo. Nel progetto “Extinct in the Wild” elementi naturali come piante e animali sono inoltre trasferiti in un contesto espositivo e culturale. In un’epoca caratterizzata dalla nozione di estinzione, queste dislocazioni non rappresentano soltanto delle scelte estetiche, ma costituiscono delle vere e proprie strategie di sopravvivenza.
Michael Wang ha concepito per gli spazi della galleria Nord una mostra costituita da tre strutture in vetro e alluminio con luci artificiali per esporre specie estinte in natura e da una selezione di fotografie realizzate dal 2014 a oggi che ritraggono diverse specie di flora e fauna e gli habitat originali in cui vivevano prima della loro estinzione in natura.

© Giovanna Dal Magro

Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Palazzo Reale di Milano
fino al 29 gennaio 2017

200 silografie policrome e libri illustrati provenienti dalla collezione del Honolulu Museum of Art offrono uno spaccato di tutti gli aspetti della vita in Giappone tra il XVIII e XIX secolo.

Leggende, paesaggi, cascate, neve, pioggia, sole nascente, ponti, quartieri di Edo, di Kyoto, temporali, fioriture primaverili, pescatori, spostamenti di contadini, animali fiabeschi, lavori manuali, artigiani all’opera, luoghi di piacere, volti e figure femminili di un’eleganza eterea e onde del mare tra cui la famosissima Grande Onda.

I tre magici artisti, Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige e Kitagawa Utamaro, appartenenti all’ukiyoe,  genere di stampa artistica giapponese su carta impressa con matrici di legno, fiorita nel periodo Edo, hanno influenzato scuole, pittori e fotografi sia in Giappone che in Europa con la loro speciale interpretazione dei momenti della vita più salienti.

L’immagine del Giappone che arrivò nel mondo artistico europeo, soprattutto a Parigi, riuscì a trasformare e rivoluzionare la modalità pittorica anche degli Impressionisti.

Il percorso della mostra si articola in 5 sezioni: paesaggi e luoghi celebri, tradizioni letterarie e vedute, rivali di “natura”, cioè stessi soggetti interpretati da Hokusai e Hiroshige, e bellezza e sensualità di Utamaro. Molti soggetti sono ricorrenti e inducevano gli altri artisti a cimentarsi proprio sullo stesso argomento come ad esempio 36 vedute del Monte Fuji di Hokusai nel 1830 e ancora 36 vedute del Monte Fuji nel 1852 di Hiroshige.

www.hokusaimilano.it

Catalogo di Skira

 

Sigmar Polke in mostra a Venezia

A Palazzo Grassi l’arte fuori dal comune

Palazzo Grassi celebra il decennale della sua riapertura dovuta a François Pinault con una mostra che presenta le opere di Sigmar Polke dopo 30 anni dalla sua partecipazione alla Biennale di Venezia che gli valse il Leone d’Oro.
Dal 17 aprile al 6 novembre 2016 si potrà visitare questa grande retrospettiva curata da Elena Geuna e Guy Tosatto che nel catalogo analizzano la non immediata evidenza di un grande artista.

Geniale nella sua immensa sperimentazione con materiali di ogni genere a volte pericolosamente tossici per l’esaltazione di un’alchimia esplosiva e inquietante. Una delle sale più spettacolari è quella con quattro opere ispirate a Ermete Trismegisto il leggendario filosofo cui si attribuisce la nascita della corrente filosofica chiamata ermetismo.
Nell’atrio del Palazzo Grassi il ciclo monumentale di sette dipinti esposto alla Biennale nel 2007 che evoca l’etereo confine tra visibile e invisibile, pensiero e percezione. In altre sale questa feroce concettualità cede il posto all’assurdo e all’ironia come un capanno di legno da giardino costellato da patate o un indiano e la sua aquila su un fondo metallizzato con vernice spray.
Tra questi estremi Polke non ha dimenticato la Storia con opere degli Anni Ottanta incentrate su temi riguardanti le forze dell’ordine e sulle frontiere e sui campi di concentramento e sulle guerre fratricide della ex Jugoslavia. Altri quadri hanno per soggetto la Rivoluzione francese e tutti questi temi sono svolti con tecniche straordinarie e sempre diverse.

Citerò una frase molto significativa di Elena Geuna “Sigmar Polke è un artista onnivoro che traduce nelle opere il proprio interesse enciclopedico e l’eclettismo iconografico delle sue fonti, non indicando nessuna predilezione verso una determinata tipologia. La sua arte ci conduce verso un universo parallelo in cui una moltitudine di immagini e di riferimenti a eventi noti del nostro mondo si compenetrano per generare nuovi significati”.

L’anniversario di Leonardo da Vinci al Clos Lucé

GIARDINIPasseggiare tra i  progetti
e le invenzioni di Leonardo da Vinci
in un parco incantato

La Valle della Loira celebra nel 2016 una straordinaria ricorrenza legata a Leonardo da Vinci,  che 500 anni fa — era il 1516 — si trasferì alla Corte di Francesco I.
Il sovrano di Francia,  accogliendolo lo nominò Primo pittore, ingegnere e architetto del Re e gli donò il Castello di Clos Lucé, con uno splendido parco dove ancora oggi si possono ammirare con molta emozione piante e fiori della specie coltivata da Leonardo.

Ora Clos Lucé è di proprietà della famiglia Saint Bris, che ha custodito e valorizzato questo luogo, pieno di suggestioni e di intimità, con arredi originali e modelli delle straordinarie invenzioni, riprodotte a grandezza naturale nel parco del Castello.

Dal prossimo 18 giugno e fino a dicembre Clos Lucé ospiterà la mostra dei tre capolavori di Leonardo da Vinci conservati al Louvre e, dalla primavera, visite speciali a tema leonardesco.
In estate, poi, al calare della notte, i Castelli di Blois e Amboise si trasformeranno in pura magia di luci e suoni, riflettendosi nelle acqua della Loira che scorre indifferente nella valle più celebre di Francia, se non del mondo intero.

www.france.fr

www.vinci-closluce.com

La mostra di Gillo Dorfles al MACRO di Roma

Un incontro di quelli
che cambiano la vita

Alcuni miei ritratti di Gillo Dorfles saranno esposti nella mostra
Gillo Dorfles. Essere nel tempo, a cura di Achille Bonito Oliva,
che si terrà al MACRO (Museo d’Arte Contemporanea Roma) dal
27 novembre al 30 marzo 2016. Ma tutto iniziò molto prima.

Era l’autunno del 1975 e avevo appena iniziato a collaborare con una nuova rivista concettuale ideata da Ugo La Pietra che si chiamava In Più. Per la prima volta ebbi l’incarico ufficiale per il ritratto di un personaggio famoso come Gillo Dorfles. Emozionata e molto agitata, suonai alla porta e il professore, con un piglio molto severo e quasi seccato, mi introdusse nel suo studio. Aprì di scatto il primo cassetto di un antico comò, pieno zeppo di stampe di suoi ritratti in vari formati in bianco e nero, e mi disse di guardarli bene. Tutti – e mi fece nomi di maestri della fotografia – avevano già provato a ritrarlo, ma non c’era riuscito nessuno; se volevo, però, potevo provarci anch’io.

Per prima cosa pensai di andarmene immediatamente, ma mi resi subito conto che un fallimento simile avrebbe pregiudicato tutta la (poca) sicurezza in me stessa che avevo: iniziai così a scattare le prime foto in studio, cercando disperatamente di
 stabilire quel feeling indispensabile tra il fotografo e il fotografato. Ma Dorfles rimaneva fermo nella sua posizione e, forse perché cominciava a mancarmi l’aria, ebbi l’intuizione di chiedergli se avesse voglia
di fare un giro sotto casa per mostrarmi le splendide architetture del periodo Liberty che tanto amavo. S’illuminò all’idea, prese soprabito e cappello, e passeggiammo tra le costruzioni milanesi mentre mi spiegava in modo sublime i dettagli di quel periodo artistico. Ogni tanto scattavo qualche foto, magari un po’ defilata, ma ormai la complicità si era creata. Stampai le foto e le lasciai nella sua portineria.

Quando mi telefonò, e sentii la sua voce, mi si piegarono le gambe dalla paura, ma lui esplose in complimenti per le mie immagini con un’ammirazione che non dimenticherò mai. E che mi diede la forza grazie alla quale non ebbi mai più timore davanti a nessun personaggio famoso.

Dorfles mi citò, infine, sul Corriere della Sera, in un articolo riguardante il centocinquantesimo della nascita della fotografia, come uno tra i quattro fotografi italiani che aveva scelto.

 E questa fu una soddisfazione che ricordo ancora.

Foto © Giovanna Dal Magro

www.dorflesmuseomacro.it

Triennale di Milano

Alla Triennale la prima Mostra per l’Expo

Nei giardini del Palazzo dell’Arte alla Triennale di Milano è tornata a risplendere restaurata con i colori originali, l’opera di Giorgio De Chirico che inaugurò nel 1973. I ”Bagni misteriosi” sembrano una pittura metafisica  tridimensionale e  anche l’acqua  viene accolta e sembra faccia risplendere ancora di più i brillanti colori. Contemporaneamente si è aperta la Mostra “Arts&Foods” curata da Germano Celant e allestita da Italo Rota nel Palazzo della Triennale che è anche il primo padiglione di Expo 2015.  Il percorso ruota intorno alla nutrizione e presenta oltre duemila opere e installazioni di ambienti su una superficie di settemila metri quadrati.  L’ambizioso progetto sarà fruibile per tutto il periodo Expo e amalgama pittura, design, arte povera, cinema, video, moda e spazia da un enorme pesce di Frank Gehry a un video di Marina Abramovich, a vestiti d’alta moda di Ken Scott a sculture di cioccolato di Dieter Roth e nel giardino di fianco ai Bagni Misteriosi di De Chirico un’enorme bottiglia di Ketchup pop.

Nuovo Museo Egizio di Torino

Per i torinesi e per tutta la collettività internazionale appassionata di egittologia con l’apertura del nuovo e felicemente ristrutturato Museo Egizio si è aperta al pubblico la collezione più antica esistente in quello che si classifica come il secondo museo al mondo  per importanza e vastità.
La sensazionalità di questa operazione culturale è consistita , tra l’altro, nel fatto che la realizzazione di questo nuovo allestimento, durato cinque anni e costato 50 milioni di euro,  è stata portata a termine senza mai chiudere per un solo giorno il museo anzi, al contempo, facendo aumentare i visitatori fino a superare la ragguardevole cifra di oltre 500.00 persone nel 2014.
Soldi e risorse fortunatamente  ben spese per proporre al pubblico in un edificio storico del ‘600 situato nel pieno centro cittadino di Torino, quattro piani di eccezionali reperti egizi.
Il successo di questa notevole iniziativa culturale è dovuto alla presidentessa Evelina Christillin e al direttore Christian Greco coadiuvato da otto curatori con differenti specializzazioni e da diversi altri qualificati collaboratori.
La vastità delle opere d’arte esposte: circa 3500 oggetti  annovera, tra l’altro, gli eccezionali capolavori compresi nella grande, bellissima e nuova Galleria dei Sarcofaghi, situata al secondo piano, che mirabilmente illustra un periodo lunghissimo: dal 1100 a.C. al 600 a.C.
Le opere che maggiormente affascinano il visitatore attento sono molte. Per citarne alcune: le pitture della stele di Iti e Neferu, la tomba di Kha, la cappella di Maia, la sala nubiana di Ellesija e le impressionanti statue monumentali del piano terra.
I notevoli supporti multimediali presenti nel Nuovo Museo Egizio rappresentano inoltre uno dei più importanti supporti alla veicolazione comunicativa per illustrare, con mirabili ricostruzioni virtuali in video 3D, le scoperte della tomba di Kha, di Nefertari e la cappella di Maia.

www.museoegizio.it